29 Giugno 2026

Premiata la “ricerca giovane” al Congresso AIEOP… in Lab

Lo scorso maggio, all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, si è svolto il Congresso AIEOP… in Lab, l’appuntamento dedicato alla ricerca sulle leucemie e malattie ematologiche pediatriche. In questa occasione, due giovani ricercatori impegnati al Centro Tettamanti sono stati premiati per i lavori presentati durante il congresso. Con loro abbiamo chiacchierato di ricerca e di passioni…dentro e fuori dal laboratorio.

Domenico Gaspari: un nuovo tassello nel puzzle genetico della leucemia pediatrica

Domenico Gaspari si è aggiudicato il premio “Miglior Abstract Presentato” nella categoria Under 30 con il progetto intitolato “Prima identificazione di trascritti di fusione coinvolgenti geni del complesso delle coesine nella Leucemia Linfoblastica Acuta pediatrica”.

Ma di cosa si tratta esattamente? Per comprenderlo dobbiamo partire da un elemento chiave: il complesso delle coesine. Si tratta di un gruppo di proteine che svolgono un ruolo essenziale all’interno delle nostre cellule: da un lato, durante il processo di divisione cellulare garantiscono che i cromosomi vengano distribuiti correttamente tra le cellule figlie; dall’altro, contribuiscono a mantenere la struttura tridimensionale del DNA, fondamentale per il funzionamento corretto dei geni.

Domenico è ricercatore del gruppo di ricerca ‘Genetica della leucemia’ della Fondazione Tettamanti, guidato dal Prof. Giovanni Cazzaniga, Professore Associato dell’Università di Milano Bicocca e Direttore facente funzione della Struttura complessa di Genetica medica, Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori. Da diversi anni il gruppo di ricerca ha avviato un progetto, coordinato dalla dr.ssa Grazia Fazio (project leader), che studia le alterazioni di questi geni nella leucemia linfoblastica acuta a cellule B (LLA-B) in età pediatrica, un percorso che ha già prodotto importanti pubblicazioni scientifiche. Il lavoro premiato rappresenta un passo avanti significativo: per la prima volta, infatti, in alcuni pazienti sono stati identificati dei trascritti di fusione, ovvero “errori” nel DNA che uniscono in modo anomalo due geni e che coinvolgono proprio i geni del complesso delle coesine.

La ricerca è ancora in corso ed il gruppo sta lavorando per capire quale ruolo giocano queste alterazioni nello sviluppo della malattia. L’obiettivo a lungo termine è stabilire se questi pazienti possano formare un nuovo sottogruppo con caratteristiche proprie, aprendo così la strada a terapie sempre più personalizzate, scelte su misura per ogni bambino.

Questo lavoro è stato possibile grazie al finanziamento EP PerMed/FRRB (progetto 3D-LeukoTAD), di cui la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori è ente beneficiario. Il progetto, coordinato dalla dott.ssa Michela Bardini – Project Leader dell’Unità di ricerca ‘Genetica della leucemia’ della Fondazione Tettamanti e Principal Investigator dello studio – vede coinvolto Domenico Gaspari con una borsa finanziata direttamente dal grant.

Alessandra Fallati: rieducare il sistema immunitario per combattere la leucemia

Il secondo riconoscimento è andato ad Alessandra Fallati, ricercatrice post-doc dell’Unità di Immunologia e Terapia Cellulare guidata dalla Dott.ssa Giovanna D’Amico, Responsabile dell’Unità di ricerca Immunologia e terapia cellulare di Fondazione Tettamanti, con la Dott.ssa Erica Dander, in qualità di Project Leader, che ha ricevuto il premio “Miglior Poster” per il suo lavoro sul microambiente della leucemia linfoblastica acuta di tipo B.

La ricerca di Alessandra parte da una consapevolezza che negli ultimi anni si è fatta sempre più solida in campo oncologico: la leucemia non è solo una malattia delle cellule tumorali, ma coinvolge anche l’ambiente che le circonda. Questo microambiente può trasformarsi in una sorta di “santuario” che protegge le cellule malate, aiutandole a sopravvivere e a resistere alle cure.

Tra i protagonisti di questo ambiente protettivo ci sono i macrofagi, cellule del sistema immunitario che, in condizioni normali, difendono l’organismo. Nel midollo osseo dei pazienti con LLA-B, però, il gruppo di ricerca ha scoperto che sono presenti macrofagi “corrotti” dalla malattia, con caratteristiche pro-leucemiche. Si instaura così un vero e proprio dialogo a doppio senso: le cellule leucemiche trasformano i monociti sani in macrofagi pro-tumorali e, questi ultimi, a loro volta, creano uno scudo protettivo che rende le cellule leucemiche meno vulnerabili alla chemioterapia.

La svolta del progetto, finanziato da una borsa di ricerca post-dottorato AIRC ottenuta da Alessandra nel 2024, è stata l’identificazione di una molecola “bandierina”: una proteina presente sulla superficie dei macrofagi pro-tumorali, praticamente assente nei tessuti sani, che può essere usata come bersaglio terapeutico.

Su questa scoperta si basa la strategia messa a punto dal gruppo: le cellule CIK, una popolazione del sistema immunitario normalmente coinvolta nella difesa contro virus e tumori, sono state modificate geneticamente in laboratorio per riconoscere e distruggere selettivamente i macrofagi corrotti. Il meccanismo prevede l’inserimento di un frammento di DNA che permette alle cellule CIK di “indossare” un recettore artificiale, chiamato CAR, capace di identificare la “bandierina” e di attivarsi per eliminare il bersaglio.

L’obiettivo futuro è affiancare alle terapie tradizionali contro le cellule leucemiche nuovi trattamenti mirati al microambiente, per offrire nuove speranze ai pazienti che non rispondono alle cure standard o che ricadono nella malattia.

Due percorsi, una stessa passione

La passione per la ricerca così profonda è ciò che unisce il percorso di Alessandra e Domenico.

Domenico racconta che il suo interesse scientifico per le leucemie è iniziato durante gli studi universitari, fino all’incontro con il gruppo del Prof. Cazzaniga. Qui ha trovato un ambiente che descrive come una “piccola famiglia di professionisti di alto livello”. Fuori dal laboratorio la sua àncora è la montagna: sentieri, silenzio e panorami per ricaricare le energie.

Alessandra, invece, si avvicina alla ricerca oncologica attraverso esperienze personali familiari, trovando poi in Fondazione Maria Letizia Verga e in Fondazione Tettamanti gli ambienti ideali per trasformare quella passione in un percorso scientifico. Anche lei crede nel potere del lavoro di squadra, sia in laboratorio, sotto la guida della Dott.ssa D’Amico, sia in palestra, dove gioca a pallavolo con una squadra che ha appena conquistato la promozione in Serie B2.

Due storie diverse, unite dallo stesso obiettivo: capire sempre di più e meglio la malattia, per aiutare i bambini a guarire.